“La crisi ci renderà migliori”, parola di Malika Ayane

Malika AyaneMalika AyaneSono bastati pochi giorni a Malika Ayane per conquistare la vetta di iTunes con il suo 'Ricreazione', nuovo disco di inediti anticipato dal singolo 'Tre cose', a sua volta il brano più trasmesso dalle radio in questi giorni. Una scommessa vinta su più fronti per la cantante milanese, che per la prima volta si è misurata con la dimensione di produttrice artistica in un anno in cui si è sposata, ha cambiato casa, ha iniziato a praticare yoga e ha virato decisamente verso un look più spontaneo e meno "fashion victim": "Sono convinta che questa crisi ci migliorerà", spiega a Yahoo! Omg! perché ci farà capire quali sono le cose davvero importanti. Un esempio semplice: ho smesso di comprare compulsivamente oggetti in ogni posto in cui vado e ho regalato i vestiti che avevo accumulato senza magari mai averli mai indossati".

C'è un matrimonio molto allegro e colorato in copertina... è il tuo?
"In realtà l'unico elemento del mio matrimonio in questa foto è stato un aiuto da parte di mio marito a fare l'art direction di questo esercito di persone. L'ispirazione è del tutto cinematografica, avevo in mente quelle immagini di Monica Vitti così tipicamente italiane e di altri tempi... matrimoni in campagna e le fattorie che tante volte ci ha mostrato Pupi Avati. Su questo si è innestato l'amore per le foto di Tim Walker, da cui l'abito, il tulle sugli alberi, la presenza di personaggi strani, ma anche la Colazione dei Canottieri... A questo punto ho chiamato il fotografo Marco Craig, che prima mi ha dato della pazza, poi ha messo in piedi una squadra fantastica".

La copertina è solo l'ultimo passo di un lavoro molto più lungo di elaborazione e non solo interpretazione in questo caso. Che cosa vuol dire materialmente fare la produttrice di un proprio album?
"Vuol dire montare i letti della band che va in appartamento anziché in albergo... A parte le battute, vuol dire mettersi completamente in gioco. Vuol dire scrivere la sceneggiatura, dirigere un film e interpretarlo. Un salto nel buio ma anche un percorso di grande gratificazione, soprattutto se puoi contare su una squadra che ha imparato a seguirti, a comprendere le cose che ti piacciono e a farle come ti piacciono. Ho costruito molto e mi sento molto arricchita".

Quale parte di te hai messo più in gioco?
"Non una soltanto. Il lavoro produttivo è principalmente rendere possibile agli altri il fatto di interpretare: suonare, in alcuni casi, mixare in altri, registrare in altri ancora. Produrre significa mettere insieme la band, altri musicisti, un ingegnere del suono, un fonico, vari ospiti... è esattamente come per un regista fare in modo che altri interpretano l'idea che ha in testa, far passare la sua interpretazione attraverso di loro per renderla totalmente possibile".

Questa parte del lavoro solitamente l'artista la delega ad altri... Non nel tuo caso. Come mai?
"Per poter delegare bene bisogna prima provare. In un momento in cui ancor meno di prima abbiamo certezze sul domani e va tutto così in fretta, ho voluto mettere completamente me stessa in un progetto. Questo non sarebbe comunque accaduto senza un'ottima squadra perché nessuno fa nulla da solo. Volevo mettere in gioco la mia esperienza, il mio gusto e un'ispirazione, quindi correre un rischio più grande di quello che è già di per sé pubblicare un album. Per capire che cosa voglio è stato fondamentale provare da sola: schiantarmi, fare errori e ripararli, metterci più tempo però riuscire a portare un'idea dall'immaginazione alla realizzazione".

All'album hanno collaborato grandi nomi e collaboratori consolidati come Paolo Conte, Pacifico, Tricarico e Boosta, ma anche nomi meno celebri come The Niro e Paolo Buonvino. Come li hai scelti?
"Il centro era il talento. Dove non posso arrivare io chiamo chi penso bravo abbastanza per arrivare all'obiettivo. Visto che da tempo ho la fortuna di essere accompagnata da grandi autori, ho potuto concentrarmi anche sulla creazione di nuove connessioni come mi ha insegnato Caterina Caselli. Ho conosciuto The Niro nel 2010 e sapevo che volevo collaborare con lui ma non sapevo ancora che cosa cercare, fino a quando non si è presentata questa occasione, anche per suscitare curiosità nei suoi confronti. Così come con Alessandro Raina degli Amor Fou. Far circolare l'energia è la cosa più importante".

Una gran voglia di sperimentare per mettere punti fissi. Un po' come hai fatto nella tua vita privata?
"Proprio perché viviamo un momento molto confuso, credo che ci sia un'inclinazione naturale a conservare e proteggere le cose che normalmente consideriamo più banali. La crisi ci renderà migliori perché pensiamo molto prima di fare le cose con superficialità. Non fare le cose alla leggera mi rende non più sicura, ma più serena, sapendo di andare incontro al rischio e all'errore sapendo comunque calcolare molto bene le misure. Quando invece ti concedi di rotolare di più, non vedi gli angoli e vai a sbattere".