Kasia Smutniak: l’amore per chi c’era e per chi c’è

Kasia SmutniakDice che le interviste di Vanity Fair cominciano quasi tutte in questo modo: «Lei arriva un po' in ritardo, è vestita così e cosà, si siede e bla bla bla».

Le sue, in realtà, non cominciano così.  Ma non comincia così neppure questa. Perché Kasia arriva (puntuale) e quasi subito mi racconta di una bambina polacca che passa i pomeriggi — lei unica femmina, e pure piccola — appresso «come una palla al piede» a un gruppo di maschi che giocano alla guerra.

E l'intervista sul numero 32 di Vanity Fair (in edicola da mercoledì 8 agosto) lo conferma. Niente «bla bla bla» dunque: perché quella bambina racconta Kasia Smutniak mille volte meglio del vestito che indossa in questo caldissimo giorno d'estate.

Guarda le foto scattate a Kasia Smutniak per il servizio di Vanity Fair.

«Non dovevamo immaginarci il carro armato o l'aereo: c'erano. Li avevano messi lì come obiettivi delle esercitazioni e noi ci passavamo le ore. Un gioco poteva durare delle settimane, non mi annoiavo mai. E se mi annoiavo mi inventavo qualcosa di nuovo. Un fazzoletto poteva diventare una bambola: le bambole vere sono arrivate dopo, quando quasi non avevo più l'età per giocarci. La noia è bella perché accende la fantasia. So ancora fare di un fazzoletto una bambola, lo faccio per mia figlia Sophie, per i suoi amici. Rimangono a bocca aperta.

Anche i loro genitori, a dire la verità. Abituati come siamo a dare a questi bambini cose e ancora cose».
(...)

Le dispiace parlare di lei e di Domenico Procacci?

«Mi dispiace che si facciano delle semplificazioni, che si tirino conclusioni, che si voglia vedere sempre e a tutti i costi l'happy end. Ci sono già passata. Di me, due mesi dopo la morte di Pietro, si diceva: "Adesso sta bene", solo perché mi avevano fatto una foto in cui tiravo un sorriso. E poi la gente, che non ti conosce, giudica. Per tante persone che, quando Pietro è morto, mi hanno scritto lettere bellissime e piene d'amore, raccontandomi le loro sofferenze, condividendole con me, ce ne sono state anche altre che mi hanno avvicinato e detto cose brutte. Io devo proteggermi — me, Domenico, mia figlia, la famiglia di Pietro che è la mia famiglia — da queste persone che pensano che la vita sia qualcosa di non vero, un telefilm. Siccome mi vedono al cinema o sui giornali, forse pensano che io sia finta, che viva in un mondo magico in cui, se il cane fa la cacca per terra, io non pulisco. Perché se invece sapessero che sono vera, nessuno potrebbe scrivere che io, a due mesi dalla morte del mio compagno, rido e sto bene».

Kasia Smutniak ritrova il sorriso con Domenico Procacci. Guarda le foto.

È stato difficile amare di nuovo, dopo che Pietro non c'è più stato?

«È un lavoro quotidiano. Tenere insieme il ricordo e l'amore di chi c'era con quello per chi c'è. Certi giorni viene meglio, certi giorni è più difficile. Rimane tutto del passato, ma la vita apre spiragli in cui le cose entrano e ti danno la forza di andare avanti. Non è un lavoro solo mio, ma anche di Domenico e di Sophie. È un grande sforzo che ha i suoi lati difficili e anche quelli belli, naturalmente. È un flusso, non un lieto fine».

La Smutniak bacia Fiorello. E Procacci?

L'intervista completa sul numero 32 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 8 agosto 2012.

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